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La via delle cascate perdute a Sarnano (Mc), una gita perfetta di inizio autunno

cascate Sarnano oriz

E’ un percorso semplice quello della Via delle cascate perdute nei pressi di Sarnano (Macerata), perfetto per una gita di inizio autunno. L’ itinerario, ad anello, è lungo sei chilometri e unisce tre cascate, noi l’abbiamo percorso con i bambini che si sono divertiti un mondo. Meglio equipaggiarsi con scarpe da trekking, il terreno accanto alle cascatelle è scivoloso.

La cascata dell’antico mulino

Si parte dal Borgo di Sarnano che è un autentico gioiello (e che merita un post a parte!), si costeggia la strada   e ci si immerge nel bosco. Si attraversano anche tratti di aperta campagna con i monti Sibillini sullo sfondo, il panorama è incantevole!

canpagna Sarnano

Lungo la passeggiata incontrerete i ruderi dell’antico mulino (da cui prende il nome la prima cascata). Davanti all’acqua scrosciante della cascata qualcuno non ha resistito e si è immerso facendo un bel bagno refrigerante!  

La cascata “de lu Vagnatò”

Adesso occorre tornare indietro per proseguire verso la seconda cascata. Percorrerete un piccolo tratto del Cammino francescano della Marca e dell’Antica via Lauretana solcati in passato da numerosi pellegrini. Incontrerete tra l’altro un’antica vasca in pietra usata dalle lavandaie fino a non molto tempo fa. Ah, che fatica poverette!  (Grazie lavatrice!)

Si prosegue in discesa fino ad arrivare a un piccolo anfiteatro naturale dove il getto d’acqua compie un balzo prima di gettarsi nella “piscina” sottostante. Anche qui, impossibile non immergere almeno un piede nell’acqua fresca e farsi un “aerosol” con le goccioline d’acqua che si disperdono nell’aria.

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Le cascatelle dei Romani

Dopo la sosta si riparte alla volta delle Cascatelle. La campagna si apre in scorci magnifici, impossibile non scattare qualche selfie. Dopo un po’ incontrerete un fiumiciattolo, basta seguirlo per raggiungere le cascatelle guidati anche dal “suono” dell’acqua che scorre veloce sulla roccia.

Dopo la sosta, i bambini non vorranno più andare via, completate il cerchio tornando verso il borgo di Sarnano. La gita è perfetta se la terminate con un pic nic o un bel pranzetto in uno dei tanti agriturismi e ristoranti della zona (cucina marchigiana top)

Buon appetito!

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Un gioiello da scoprire: l’Abbazia benedettina di S. Urbano (AN)

S. Urbano

In una giornata fresca, umida di pioggia siamo partiti alla volta dell’antica abbazia di Sant’Urbano. Perché visitarla?

Ci sono almeno tre motivi, tutti validissimi per raggiungere questa meta. E vedrete che non vi pentirete! Noi abbiamo già deciso di tornare alla fine dell’estate!

Mentre andate su e giù per le colline marchigiane godetevi il paesaggio, strepitoso, è quello del Verdicchio (Jesi). Intanto vi spiego i tre motivi.

Il primo. L’abbazia, naturalmente!

Si trova nella valle di S. Clemente poco distante da Apiro e da Jesi. E’ un gioiellino romanico-gotico risalente all’anno mille, forse edificata su un precedente tempio pagano. Il primo documento che ne parla è datato 1033. Nel 1226 un incendio la distrugge parzialmente. Una volta ricostruita il monastero comincia a accogliere viandanti e pellegrini. Nel 1441 viene annessa all’Abbazia di Val di Castro, a occuparsene sono i monaci camaldolesi. Nel 1800 diventa proprietà dello Stato e poi successivamente di varie famiglie della zona. I terreni agricoli che la circondano sono trasformati in azienda agricola.

Visitate con calma l’interno, davvero notevole, diviso in tre navate, gli affreschi risalgono al XIV° secolo e i capitelli delle colonne presentano decorazioni simboliche. Molto interessante anche la cripta.  

abbazia di S Urbano

Oggi l’Abbazia, interamente ristrutturata nel 1992, è di proprietà del Comune di Apiro. Dal 2017 una felice partnership tra pubblico, il Comune di Apiro e privato, l’azienda Loccioni, ha come fine la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico. Abbiamo notato la cura dei dettagli, negli ambienti interni ed esterni, la pulizia e l’ordine degli spazi verdi che circondano l’abbazia, è tutto perfetto. Bravi davvero!   

Una curiosità: l’occhio luminoso.

Il 25 maggio (giorno della sepoltura di S. Urbano) e il 19 luglio un raggio luminoso penetra un foro sull’abside e tagliando l’oscurità che avvolge l’abbazia colpisce il cerchio scolpito nel pilastro della navata, in contemporanea un altro raggio di luce entra dalla finestra dell’altare della cripta e illumina il cerchio scolpito su una colonna.

Il secondo La valle di San Clemente.

Al confine tra la provincia di Ancona e quella di Macerata, è un’autentica oasi verde di pace e tranquillità, se volete fuggire dalla pazza folla per qualche giorno è la meta ideale!

campagna della vallesina

Il terzo. La locanda e il ristorante.

Annessi all’abbazia, abbiamo mangiato in una saletta del ristorante dove l’arredamento dal design pastello anni ’50 si sposa magnificamente con la pietra antica dell’abbazia. Abbiamo gustato piatti della tradizione marchigiana cucinati magnificamente e innaffiati dal vino del territorio (pura poesia). Alla fine del pasto ci siamo leccati letteralmente le dita! Un grazie di cuore all’eclettico gestore della locanda, ex atleta e perfetto padrone di casa nonché storyteller che ha saputo interpretare alla perfezione i nostri desideri … culinari!       

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Tra borghi e mare: un week end nella splendida Riviera del Conero

un week end nella riviera del Conero

Avete solo tre giorni e desiderate un week end al mare in un posto da favola. Volete rilassarvi su una spiaggia bianca di fronte al mare blu circondati da una natura incontaminata. Desiderate anche visitare borghi incantevoli a picco sul mare. Magari fare anche un’ escursione in montagna seguendo sentieri con una vista mozzafiato su spiagge e calette.  Mettiamoci pure sorseggiare un calice di un eccellente vino assaggiando golosità locali. Troppa robba?

Nooo!  Se volete sperimentare tutto questo (e altro) la Riviera del Conero fa al caso vostro. Il tour è breve, intenso, e vi saprà emozionare!   Allora, parto a bomba.

Primo giorno: Sirolo, le spiagge e visita al borgo

Una giornata in spiaggia è l’ideale per cominciare. Sirolo, la perla del Conero, un borgo in collina con un affaccio strepitoso sul mare, ha spiagge bellissime: San Michele, Sassi Neri, la spiaggia Urbani e naturalmente l’imperdibile spiaggia delle Due Sorelle, almeno una volta nella vita bisogna andarci (possibilmente il mattino, il pomeriggio la troverete la spiaggia in ombra). Ma cosa sono le Due sorelle?

Due faraglioni spettacolari che spuntano dal mare, proprio di fronte la spiaggetta che è raggiungibile via mare con barche che partono da Numana e Marcelli.

La sera felici, rilassati e abbronzati, andate alla scoperta del borgo di Sirolo. Da Piazza Vittorio Veneto con l’affaccio strepitoso sul Conero che affonda placido nel mare, perdetevi tra le viuzze all’ombra dell’antica cinta di mura. Da vedere la chiesa di San Nicolò del 1700, il teatro storico Cortesi e due archi medievali. Un consiglio: fate un salto al Parco della Repubblica, non solo per prendere un po’ di fresco, troverete un punto panoramico dove scattare tutti i selfie che volete (dal parco parte un sentiero immerso nel verde che raggiunge la spiaggia). L’aperitivo in piazzetta a Sirolo è  un appuntamento irrinunciabile: un calice di Rosso Conero o di Verdicchio se preferite il bianco e frittura all’ascolana. Potete gustare piatti di pesce  da quelli più tradizionali a quelli innovativi nei tanti ristorantini del centro. Avete mai provato gli spaghetti con il mosciolo di Portonovo e i paccasassi? Avete allargato gli occhi? Cosa sono i paccasassi?

I pescatori della Riviera del Conero li usavano per condire i piatti di pasta ma si gustano anche con la crescia o come contorno. I Crithmum Maritimum, questo è il vero nome,  sono finocchi marini che crescono tra le rocce (ecco spiegato il nome dialettale, spaccasassi). Ricchi di vitamine fanno bene alla salute!  

Secondo giorno: il Parco del Monte Conero, la spiaggia di Mezzavalle e la baia di Portonovo 

Andate alla scoperta del Parco del Monte Conero, seimila ettari coperti dalla macchia mediterranea e pinete attraversati da sentieri a picco sul mare e vedute panoramiche. Il monte è alto 572 metri, potete scorgere oltre 200 specie di uccelli come il falco pellegrino, il cormorano e il “famoso” passero solitario. Meta di birdwatcher, biker e per chi ama il trekking, in primavera il monte vira al giallo. Già, proprio così, è la magnifica fioritura delle ginestre, uno spettacolo da non perdere se siete da queste parti. Ho scattato la foto sotto a maggio.

le ginestre sul Conero
la fioritura delle ginestre sul Monte Conero

Sul monte si trova un piccolo gioiellino, la Badia San Pietro che potete visitare. Sul monte trovate alcuni posticini dove mangiare all’aperto e fare una pausa relax.

Un’alternativa per chi si vuole spiaggiarsi anziché salire sul monte è raggiungere la splendida spiaggia di Mezzavalle, raggiungibile solo via mare o attraverso un sentiero che sinuoso raggiunge la baia. La baia è la lingua bianca che vedete dall’alto nella sosta al belvedere prima di scendere verso Portonovo (v. foto sotto il titolo).

In serata il tuffo è d’obbligo nel mare antistante la magnifica baia di Portonovo immersa nel verde (e presa d’assalto in estate). Dopo il bagno affrontate un piccolo tour, una passeggiata a piedi per scoprire i tesori della baia:

  • la chiesetta romanica di Santa Maria, imperdibile!
  • Il fortino Napoleonico
  • la Torre Clementina.

Avete mai sentito parlare dei laghetti di Portonovo?

i laghetti di Portonovo
i laghetti di Portonovo

Sono due laghetti di acqua dolce e salata proprio vicini al mare, vi nidificano numerose specie di uccelli.

Terminate la serata con aperitivo in spiaggia e cenetta in uno dei ristoranti della baia. E non dimenticate di assaggiare il Mosciolo selvatico di Portonovo!

Cos’è? Una cozza speciale, buonissima tipica della zona. Quindi, ricordate, nella Riviera del Conero non chiedete un piatto di cozze al ristorante, chiedete i Moscioli!

 

Terzo giorno: Numana Bassa e Alta

Numana bassa con le sue spiagge di ghiaia fine e il porticciolo caratteristico vi ammalierà. E’ l’deale per trascorre la giornata in tutto relax o fare un giro in canoa o in pedalò.

La sera salite a Numana Alta, antico, incantevole borgo di pescatori. Da non perdere: la piazza con il Municipio, la vista dai giardini di Piazza Nuova, la piazzetta della Torre con vista strepitosa sulla costa.

Volete scoprire chi era la Regina di Sirolo? Fate un salto al museo statale Antiquarium di Numana che contiene reperti dell’epoca picena e romana provenienti dall’area archeologica dove è stato rinvenuto un sepolcreto piceno.

A Numana assaggiare la frittura di pesce è un must. Ci sono tanti localini dove poter assaggiare specialità golose, se volete anche con una vista super sulla costa!

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Numana

 

Adesso una curiosità, Sapete cos’è la Costarella? E’ una viuzza che scende a gradoni  da Numana Alta verso Numana bassa, spesso diventa d’estate una mostra d’arte open-air dove pittori locali espongono i loro quadri.

Per gli amanti dello sport: biker, windsurfer, kiter, runner, cavallo, potete scegliere lo sport che volete. A Numana il triathlon è un bellissimo evento che si svolge a maggio e che conta partecipanti da tutta Italia. La gara prevede 1,5 km a nuoto, 40 km in bici e 10 km di corsa nello splendido scenario della Riviera del Conero.  Non perdetevi l’ edizione 2021!

Cosa portare a casa come souvenir? Desiderate qualcosa che prolunghi a casa la magnifica sensazione di essere ancora in vacanza nelle Marche? Ok, che ne pensate di una bottiglia di vino Rosso Conero? Con un vasetto di Paccasassi per condire la pasta? Mazzi di lavanda del Conero per ornare la casa? Oppure una bottiglia d’olio extravergine di oliva. Magari avrete già scaricato dal web la ricetta per cucinare la vera oliva all’ascolana. O forse, con un po’ di fortuna, l’avrete carpita a qualche marchigiano Doc. durante la vostra vacanza!

 

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Il primo bagno nella foresta preistorica di Castelfidardo!

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Avete mai provato a fare un bagno nella foresta? Non dico passeggiare ma immergervi nel verde come foste in mezzo al mare.

Sembra un’idea strana, singolare ma questa idea in Giappone è una vera e propria medicina che viene prescritta regolarmente dai dottori.

Lo Shinrin-yoku o bagno forestale aiuta infatti a prevenire e contrastare un grande numero di malattie dal diabete all’ansia, alla depressione, ad alcune malattie degenerative, serve a rafforza il sistema immunitario. Stare in mezzo alla natura aiuta a rigenerarci, a ricaricarci, questo lo sappiamo bene. Camminare nel bosco ci fa bene perché inaliamo le essenze prodotte dagli alberi, i monoterpeni, sostanze volatili che compongono gli oli essenziali prodotti dalle piante.

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I monoterpeni

L’A.I.M.e.F., Associazione Italiana Medicina Forestale, ha tra gli obiettivi quello di tutelare e proteggere il patrimonio boschivo italiano. In contatto con un’università giapponese promuove la Forest therapy e diffonde la pratica dello Shinrin-yoku individuando i boschi più adatti alle immersioni.

Nelle Marche, in provincia di Ancona, esiste un territorio unico, un bosco preistorico, la Selva di Castelfidardo, che è anche un’area floristica protetta. La Fondazione Duca Roberto Ferretti, che da anni si occupa della tutela di questo straordinario territorio, insieme all’ ’A.I.M.e.F hanno promosso e realizzato il primo forest bathing.

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Il monte Conero visto dalla Selva

Ma in cosa consiste l’immersione nella foresta?

All’inizio (e alla conclusione dell’esperienza) si effettuano le misurazioni biometriche dei parametri della salute sui partecipanti per verificare in modo scientifico i benefici dell’immersione sul corpo.

Dopo un briefing iniziale ci si avvia in silenzio nel bosco.

In un atteggiamento di silenzio l’anima trova il percorso in una luce più chiara, e ciò che è sfuggente e ingannevole si risolve in un cristallo di chiarezza.

Gandhi

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Che cosa succede durante l’immersione?

Si cammina in silenzio, se si desidera anche barefooting, a piedi nudi, si osserva la natura circostante attivando tutti i sensi. Si fanno piccole meditazioni. Ogni tanto si può effettuare una sosta per fare stretching.

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osservare la natura a 360°

Le piante parlano, è possibile catturare la loro voce attraverso un’apparecchiatura specifica. E’ possibile addirittura interagire con loro! A Firenze nel Parco di Villa Bardini sono state effettuate delle registrazioni, veri e propri concerti della natura.

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concerti in natura

Durante il percorso si toccano cortecce, foglie, si avvolge l’albero in un abbraccio. Durante l’immersione, nelle soste, ci si siede a terra su un letto di foglie o su un tappeto di muschio. Si continua a respirare profondamente inalando i monoterpeni.  Ci si immerge sempre più nella natura mentre il percorso prosegue in discesa.

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toccare la corteccia

Si osservano i modelli – pattern che si trovano in natura (foglie, fili d’erba, fiori) e che l’uomo copia e utilizza da sempre in maniera creativa.

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il pattern – modello

Il bagno non deve durare meno di due ore.

All’uscita dalla Selva di Castelfidardo dopo un breve debriefing sono state compiute di nuovo le misurazioni biometriche.

L’esperimento è stato un successo! Il potere terapeutico della natura è incredibile!

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Il tratto finale della Selva di Castelfidardo

E per chi vive in città, lontano da boschi millenari come la Selva? La Forest therapy ci informa che basta immergersi un’ora a settimana, magari nel week end, per poter constatare i primi benefici.

All’uscita dal bosco vi sentirete rigenerati, meno stressati e con la voglia di tornare presto a fare … un nuovo bagno!

 

Info: Fondazione Ferretti

Associazione Italiana Medicina Forestale

 

 

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Più elastici con il Pilates!

ho scelto il corso di pilates!

Chi non ha ancora provato i benefici del Pilates?

Basta poco: un tappetino, voglia di imparare e sopratutto, costanza! Una volta cominciato il vostro corso di Pilates (e provato i benefici) non lo lascerete più (consultate sempre il dottore prima di cominciare a fare attività fisica).

Seguo un corso di Pilates da qualche anno, un paio di volte a settimana, e il corpo è migliorato in elasticità e flessibilità, insomma mi sento meno arrugginita e più sciolta nei movimenti.

 

Vediamo nel dettaglio quali sono i benefici (tanti) del Pilates:

  • migliora la coordinazione, maggiore scioltezza nello svolgere i lavori quotidiani
  • migliora la postura
  • rafforza la muscolatura del tronco
  • più elasticità e flessibilità
  • migliora l’equilibrio
  • previene i doloretti della colonna vertebrale
  • migliora tono muscolare
  • più resistenza alla fatica
  • migliora il controllo del corpo e la concentrazione
  • migliora la percezione di sé e l’autostima.

E adesso un po’ di storia. Com’è nato il Pilates?

Il Pilates è un vero e proprio metodo creato ai primi del 1900 da un certo Joseph Hubertus Pilates nato a Duesseldorf.

Il povero Joseph da ragazzo era rachitico, soffriva d’asma e era afflitto da altri malanni ma non si arrese alla sua condizione. Decise di impegnarsi per rafforzare il proprio corpo attraverso la ginnastica. Ottenne eccellenti risultati, vide il corpo trasformarsi e questo lo spinse a continuare la sua ricerca allargando lo studio ad altre discipline sportive, alle filosofie orientali e allo yoga.

E adesso vediamo gli otto principi guida su cui si fonda il Pilates:

  1. Ricerca del centro
  2. Respirazione corretta
  3. Controllo del movimento
  4. Fluidità del movimento
  5. Precisione nell’esecuzione dell’esercizio
  6. Ripetizione dell’esercizio
  7. Concentrazione
  8. Isolamento delle singole fasce muscolari durante l’esercizio.

Ho solleticato un po’ la vostra curiosità con questo post? Che ne dite? E’ arrivato il momento di tuffarsi nel mondo Pilates?

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Frolla, i biscotti super buoni!

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Frolla, il microbiscottificio marchigiano apre il diversamente bar nello storico Parco delle Rimembranze a Castelfidardo (An).

Ai biscotti artigianali si uniscono caffè, cappuccini e fragranti brioche farcite al momento Cioccolato, pistacchio, crema … per colazioni irresistibili all’ombra della pineta secolare, grazie al lavoro di tanti ragazzi speciali!

Che cosa è Frolla? Prima di tutto un’idea geniale venuta in mente a due amici, Jacopo Corona aspirante pasticcere e Gianluca Di Lorenzo operatore sociale: produrre gustosi biscotti di pasta frolla per gourmet prodotti da ragazzi disabili.

I biscotti, tutti buonissimi, sono fatti con materie prime eccellenti (ad esempio le farine made in Marche).

Oggi Frolla sta crescendo e le richieste di collaborazione sono tante!

Un’idea per i turisti:

Il parco storico che ospita il diversamente bar è una tappa irrinunciabile per il turista che arriva nella città della fisarmonica, Castelfidardo. Inaugurato nel 1912 conta ben 22.000 conifere, sulla sommità della collina svetta il famoso Monumento Nazionale delle Marche dello scultore veneziano Vito Pardo.

Da vedere a Castelfidardo (a soli 7 chilometri dalla costa):

  • il Museo Internazionale della Fisarmonica
  • la Fisarmonica dei Guinness
  • Il Museo del Risorgimento
  • il Parco delle Rimembranze
  • La Selva
  • La Fondazione Ferretti e Villa Ferretti (visite guidate)
  • Il Sacrario ossario

Buona passeggiata!

 

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Viaggiatrici appassionate: Lady Sidney Morgan (1821)

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Campagna marchigiana nei pressi di Ancona

Chi era Lady Sidney Morgan ?

Lady Morgan è stata una delle scrittrici più vivaci del suo tempo, amata e criticata allo stesso tempo (tra i suoi estimatori vi sono Percy Bysshe Shelley e Lord Byron).

Figlia di un attore irlandese, Robert Owenson, nasce nel 1781 (la data è incerta sembra che lady Morgan non amasse rivelare la sua vera età). Riceve un’educazione presso scuole private e presto comincia a lavorare come governante a causa delle finanze precarie della famiglia. Poetessa precoce, si cimenta in vari generi (tra i libri più famosi The wild Irish girl del 1806).  Sposa il chirurgo Thomas Morgan con cui condivide la passione per la scrittura. Partecipa attivamente a diversi circoli letterari facendosi notare per la sua vivacità intellettuale e lo spirito critico insoliti per una donna dell’epoca.

Lady Morgan rivolge il suo sguardo non al passato ma alla contemporaneità, osserva e scrive di ciò che vede, non risparmia critiche e spesso le sue parole sono affilate come una lama!

A seguito di un viaggio compiuto nel 1820-21 in Italia pubblica L’Italie (tradotto in francese e non in italiano) regalandoci una preziosa testimonianza dell’epoca. La giudico particolarmente rilevante per due motivi

  1. all’epoca esistevano poche viaggiatrici (e poche intellettuali), la donna era relegata per lo più a ruoli di madre e moglie, dedita alla cura della casa e della famiglia. Il punto di vista di Lady Morgan è quello della viaggiatrice esperta e dell’intellettuale a cui sta a cuore l’emancipazione della donna. Attraversa le Marche in carrozza nella tiepida primavera del 1821 e ci lascia una vivace descrizione delle città e dei paesaggi sublimi che attraversa.
  2. Le Marche appartenevano allo Stato Pontificio e ad eccezione di Loreto (per l’importanza del Santuario) e Ancona (per il porto) erano pressoché sconosciute ai viaggiatori poiché lontane dalle rotte del Grand Tour. Erano terre di passaggio solcate dai vetturini che provenivano o si recavano a Roma. 

Nei prossimi giorni: un nuovo itinerario suggerito dalle parole di  Lady Morgan!

 

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Un tuffo nel passato: “il fantasma” di Lady Morgan ci svela le Marche

 

Lady Morgan e le Marche

Non ho idea di quale aspetto abbia ma di una cosa sono sicura: Lady Sidney Morgan, poetessa e scrittrice irlandese vissuta a cavallo tra il XVIII° e il XIX° secolo, è un’osservatrice attenta, nulla le sfugge, è colta, dotata di acume e spirito critico. Possiede inoltre una certa sensibilità estetica, le piacciono i gioielli e ama i bei paesaggi.

Lady Morgan, esperta viaggiatrice, attraversa le Marche in carrozza nella primavera del 1821, cullata dal dondolio, con il rumore degli zoccoli dei cavalli nelle orecchie, la donna osserva e prende appunti sul suo taccuino:

Da Ancona a Senigallia la strada corre lungo l’Adriatico, Da una parte il mare immoto rifletteva l’azzurro del cielo, dall’altra i dolci declivi collinari erano coperti dell’erba novella di primavera. Qua e là si vedevano case dirute abitate da pescatori i quali stendevano le reti o tiravano in secca le barche … ha un bel porto, anche se piccolo, alla foce del Misa. Commercia in granaglie canapa e seta con vantaggio delle botteghe artigiane. La sua maggiore fonte di ricchezza deriva dalla fiera dove si commercia ogni genere di prodotti e dove vengono mercanti da tutta Europa.

Senigallia, una piccola città dunque ma conosciuta nel mondo grazie alla fiera. Oggi è una meta turistica imperdibile se si viene nelle Marche per una vacanza (merita un post a sé, quindi rimando la descrizione dettagliata).

Da non perdere a Senigallia:

  • La spiaggia
  • La Rotonda
  • Il Foro Annonario
  • La Rocca roveresca
  • Piazza del Duca

Adesso non c’è tempo da perdere anche perché lady Morgan è una viaggiatrice infaticabile e è già risalita in carrozza.

La strada prosegue lungo la costa. La campagna a tratti appare selvaggia ma in generale alquanto godibile grazie alla bellezza del litorale, alla lontana barriera degli Appennini e all’amenità dello scenario… Vista in una bella giornata di sole Fano si presenta come la tipica città italiana grazie alla sua posizione vicino al Metauro fiume della classicità, alle sue dirute fontane, alla sua statua tutelare e al ruinoso arco di trionfo e così ripaga ampiamente il viaggiatore che fa quello che pochi viaggiatori fanno: scende cioè di carrozza, passeggia lungo le strade e visita la sua biblioteca. Un tempo Fano era nota per il superbo teatro che si credeva fosse il più bello d’Italia.

Ancora oggi il Teatro della Fortuna di Fano è uno dei più belli nelle Marche. Per apprezzare appieno Fano non basta una visita frettolosa bisogna venirci in vacanza. Stendersi sulla spiaggia dorata del Lido o sui ciottoli della Sassonia. Visitare la Fano medievale o quella romana citata da Lady Morgan… assaggiare il famoso brodetto … e naturalmente anche la Moretta.

Da non perdere a Fano:

  • Arco d’Augusto
  • Le logge di San Michele
  • Rocca Malatestiana
  • Teatro della Fortuna
  • Piazza XX Settembre e la fontana della Fortuna
  • Museo Civico e Pinacoteca
  • Spiaggia del Lido e Spiaggia Sassonia

Curiosità: la Moretta è un rito tutto fanese: caffè, rum, anice, brandy e scorzetta di limone. La nostra dama irlandese lìavrà assaggiata?

Il viaggio di Lady Morgan continua nei prossimi giorni, salite con lei in carrozza?

 

 

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Adottiamo un borgo!

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Montecassiano, uno dei borghi più belli delle Marche

E poi è arrivato il virus. Abbiamo vissuto mesi di incertezza, chiusi in casa a ripensare le nostre vite, ansiosi di ripartire, di superare questo terribile momento.

Per chi era in città, i parchi chiusi, gli occhi fissi sulla piantina che cresceva striminzita sul balcone, il desiderio di tuffarsi nel verde, di perdere lo sguardo nell’orizzonte, che si faceva prepotente.

Le parole della città in questo periodo sono state: densità abitativa, scarsità di spazi verdi, di aria pulita, mobilità.

In campagna le cose sono andate diversamente, il verde e il distanziamento sociale non erano un problema, caso mai c’erano altre criticità da affrontare.

Questo periodo ha evidenziato, con una riga gialla, spessa due dita, come sia necessario e vitale ripensare, ridisegnare il rapporto dell’uomo con la natura.

L’Italia è fatta oltre che di città di borghi, piccoli centri ricchi di storia, arte, cultura e saper fare (agricoltura e artigianato). realtà straordinarie. Alcuni, con meno di 5.000 abitanti, purtroppo, temono lo spopolamento.

Oggi le parole del borgo sono: fragilità, protezione, valorizzazione, cura.

Già, prendersi cura. Abbiamo bisogno della bellezza dei nostri borghi.

I borghi sono le persone. Le famiglie che li abitano.

Nel bell’articolo apparso nel magazine “F” Stefano Boeri, famoso architetto, ha lanciato un piano: che le grandi città d’Italia adottino i seimila borghi (con meno di 5.000 abitanti) a rischio di abbandono disseminati sul territorio italiano. E’ una bella idea!

Nelle Marche i borghi sono tanti, uno diverso dall’altro, con un’identità, una storia da salvaguardare e tramandare.

I tanti turisti italiani e stranieri che ogni anno arrivano nelle Marche osservano incantati le casette fatte di pietra, gli scorci di campagna ondulata che affiorano tra le viuzze, rapiti da tanta bellezza, arte e cultura. Assaporano la genuinità del cibo, le prelibatezze dell’entroterra. Desiderano vivere appieno l’esperienza della vacanza nella “campagna marchigiana” (alcuni si sono addirittura trasferiti a vivere qui).

I borghi sono la nostra storia, la nostra ricchezza. 

(Ti è venuta qualche idea su come valorizzare i nostri borghi? Condividila pure nei commenti al post nella mia pagina Facebook.)

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Favole marchigiane #2 – Il cappello fashion è a Montappone

I cappelli di Montappone. (1)

 

C’era una volta il castello di Montappone abbarbicato sopra una collina dell’entroterra marchigiano, circondato da campi di grano e abitato da genti operose. Un giorno a qualcuno venne l’idea di intrecciare i gambi non utilizzati per farne dei comodi cappelli di paglia. Erano freschi e riparavano dal sole, perché non continuare a produrli?

Qualche anno dopo arrivò il successo, i cappelli piacevano ed erano molto “fashion”.

Oggi il Distretto del Cappello di Montappone è una splendida realtà, esporta cappelli (non solo di paglia!) in tutto il mondo, è sinonimo di saper fare e creatività italiana.

Questo accessorio irrinunciabile ha conquistato proprio tutti, lo trovi in giro per il mondo, in testa alle celebrità e perfino su Google Arts!

Questa favola a lieto fine è una piccola presentazione a un accessorio che adoro: il cappello. Non ne posso fare a meno, in inverno ripara dal freddo, in estate dal caldo e dal sole accecante. Se non hai i capelli in ordine è una salvezza! Specie in questa fase  2 del Covid, dove le visite al parrucchiere si sono diradate. Inoltre è proprio bello da indossare e dona carattere all’outfit più anonimo.

Concludo il post dicendo che il Distretto del Cappello oltre a Montappone comprende i comuni limitrofi Massa Fermana, Mogliano, Monte Vidon Corrado e Falerone. Vale la pena andarli a visitare, raggiungerli dal mare è facile (40 minuti se siete “spiaggiati” a Porto San Giorgio) e ognuno ha le sue particolarità e bellezze. Vietato perdersi il Museo del Cappello, la visita è su prenotazione in questo periodo, quindi conviene chiamare in anticipo.  Per conoscere veramente tutto sulla storia del cappello di paglia!

P.S. indossano i cappelli di paglia made in Montappone anche … i gondolieri a Venezia!

 

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Voglia di mare!

voglia di mare

Quanto ci è mancato il mare in questi mesi di lockdown?

Parecchio a giudicare dai social, dove abbiano visto scorrere gallerie di ritratti felici sul bagnasciuga e poi video di baie, calette, acque cristalline che pareva di esserci immersi dentro l’acqua (anche se eri sprofondato sul divano) e quasi ti aspettavi, da un momento all’altro, che ti arrivassero gli spruzzi in faccia.

Anche a noi marchigiani che l’Adriatico ce l’abbiamo in casa, è mancato un sacco. Quest’anno lo vivremo in modo diverso con nuove regole da rispettare e soprattutto, si spera, un senso di responsabilità verso sé stessi e gli altri.

Ma al mare non si rinuncia! Le teste coronate ovvero le spiagge dove sventola la bandiera blu nella mia regione, le Marche sono ben 15 e ce n’è per tutti i gusti, si va dalla sabbia allo scoglio, ai ciottoli levigati, 173 chilometri di costa dove scegliere il posto migliore per allungarsi sul lettino spalmati di crema solare.

I ristorantini sul mare riaprono con meno tavoli ma con tanta grinta, con la voglia di ricominciare nonostante le grandi difficoltà causate da questo virus microscopico.  Si respira nell’aria la voglia di ripartire.

E a proposito di respirare, vale la pena ricordare che il mare (o meglio il microclima marino) ci fa bene:

  • Diminuisce gli inestetismi della pelle (per es. dermatiti, la cellulite ecc)
  • Migliora artrosi, reumatismi
  • È consigliato a chi soffre di sinusite, bronchite, tosse
  • Migliora la circolazione venosa (le famose passeggiate con l’acqua sopra al polpaccio consigliate dal dottore!)
  • Tonifica i tessuti
  • Riossigena il sangue
  • Rigenera e dona vitalità.

E poi ci sono i riti a cui siamo abituati dall’aperitivo in spiaggia, all’ appuntamento con i pescatori che al mattino presto tornano dalla pesca a Porto Recanati, o assistere alla liberazione in acqua della tartaruga Caretta Caretta a Numana o la spaghettata con i moscioli di Portonovo, ordinare il mitico brodetto a Fano e poi la festa del mare, le torte di compleanno con le candeline spente sulla spiaggia, i fuochi d’artificio a ferragosto… anche il mare vissuto “in solitaria” all’ora in cui ancora non c’è anima viva o all’imbrunire per carpire l’ultimo raggio di sole.

E pazienza se quest’anno qualcosa non si potrà fare, la voglia di mare, quella, resta lo stesso!

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I benefici della lavanda

la lavanda del conero

La Riviera del Conero a giugno si veste di ciuffi violetti, lunghe distese profumate di lavanda, ordinate, che ondeggiano al vento. Tra le colline marchigiane la lavanda crea suggestive macchie di colore, è una coltivazione di nicchia che riscuote molto successo.  

Parlo di lavanda e l’immagine di cassetti di biancheria bianca che sa di pulito, balza alla mente. Le nostre nonne infilavano i fiori frantumati dentro sacchettini per regalare agli indumenti un profumo fresco, gradevole e per allontanare le tarme (si fa ancora oggi).

Le proprietà di questo fiore sono note fin dall’ antichità. La parola viene dal latino “lavare”, infatti i romani usavano la lavanda per profumare l’acqua del bagno. Più tardi si scoprì che l’olio essenziale di lavanda aveva un potere curativo e calmante, venne così usato per medicare le infezioni provocate da ferite.

La pianta di origine mediterranea cresce bene dalle parti del Monte Conero dove è accarezzata da un vento tiepido e è baciata dal sole.

Oggi la lavanda è utilizzata anche per la produzione di creme, oli profumati e per massaggio e saponi. Ho scoperto (non lo sapevo!) che viene usata anche in cucina per la preparazione di piatti di carni e pesce. C’è chi aggiunge nell’insalata e sopra il pane imburrato i fiori essiccati  (non l’ho ancora provati).

Scattare foto ai campi di lavanda è una passione condivisa in tutto il globo, le distese violette sono così scenografiche che workshop e tour riscuotono sempre un gran successo. I bouquet dai colori verde e viola producono un effetto terapeutico, calmante sulla mente e generano sensazioni gradevoli. Vi piacciono i bouquet di spighe che penzolano dalle travi di legno? Donano un aspetto rustico agli ambienti e abbelliscono le case di campagna. I potpourri profumano gli ambienti.

La lavanda ci ricorda l’estate e la spensieratezza delle vacanze e è un motivo in più per farcela amare. Sopratutto in questo periodo. Scommetto che almeno una volta anche a voi è capitato di portare a casa dal ritorno da un viaggio, come souvenir, un sacchettino profumato chiuso da un fiocchetto. Vero?

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Torniamo in forma, il fitness all’aperto

torniamo in forma!

Hanno riaperto i parchi, le aree verdi! Siamo stati bravi abbiamo osservato le regole e ora la fase 2 è cominciata. Con prudenza, mascherina, distanziamento sociale, ricominciamo a camminare, a muoverci. E’ arrivato il momento di rimetterci in forma!

Durante il lock down abbiamo spadellato, cucinato succulenti manicaretti, le foto sui social  testimoniano sequenze di gallery di lasagne, tortelloni, pizze farcite, bomboloni alla crema e dolci vari,  e vuoi che tanta bontà qualche fardelletto, maniglina, cunetta qua e là lungo il corpo, non l’abbia lasciato?

Il rimedio c’è e si chiama attività fisica (e mangiare meno!)

Il numero di persone che in Italia pratica attività fisica è in netta crescita negli ultimi anni, l’ho constatato in palestra e nei parchi, in giro per le città. Tra i praticanti vi sono molte persone che si affacciano per la prima volta al mondo fitness verso la mezza età, all’inizio sono timorosi ma poi, una volta provati i benefici, non mollano più!

Questo “farmaco buono”, il movimento, ci aiuta a:

  • riattivare il nostro sistema immunitario,
  • mantenere il peso forma
  • rafforzare la muscolatura
  • proteggere le ossa (previene l’osteoporosi)
  • proteggere dalle malattie
  • allontanare i doloretti come il mal di schiena
  • migliorare la postura
  • mantenerci elastici
  • rallentare l’invecchiamento (e molto altro).

Chi ama allenarsi in compagnia come me, può scegliere di praticarlo in gruppo ma mi raccomando di osservare tutte le regole dettate dal Governo in questa fase 2.  All’aperto nella bella stagione la lezione open-air è divertente (come quella in palestra) perché:

  • si ritrovano facce amiche o si fanno nuove amicizie
  • l’istruttore (l’istruttrice) ci motiva,
  • siamo più stimolati a continuare (se siamo agli inizi)
  • evitiamo di farci male (l’istruttore consiglia gli esercizi giusti, no fai da te)
  • ci immergiamo in una rassicurante routine scandita da appuntamenti che ci aiuta a mantenere fede al nostro impegno di tornare in forma.

Perché l’obiettivo è quello, giusto?  Allora, buon allenamento!

 

E’ tutta questione di autostima!

autostima

Ci facciamo i conti tutte prima o poi. Sono stati versati fiumi di inchiostro, l’argomento è stato dibattuto, sviscerato  dal web alla tv, ai libri di self help: sto parlando di lei,  l’autostima. 

Se ce l’hai fin dalla culla hai fatto Bingo! Ma spesso è una conquista quotidiana, faticosa. Lei è un’amica  capricciosa, a volte si dona con generosità e noi ci sentiamo  alle stelle, siamo pronte a affrontare ogni sfida, altre volte è tiranna, ci abbandona all’improvviso, e noi andiamo  giù, in picchiata. E ci facciamo male.

L’età non conta, basta un “fallimento” in amore, sul lavoro, e ci sentiamo a terra, l’autostima sotto le scarpe, pensiamo di valere poco, non contano successi inanellati in anni di vita, i traguardi raggiunti una stagione dopo l’altra. Questo stato d’animo ci danneggia e ci impedisce di scorgere soluzioni e opportunità.

In ogni caso ho imparato una cosa: conviene sempre lavorarci su.

Meglio optare per una mentalità vincente. E se sbagliamo, riconosciamo gli errori senza abbatterci o mettere in discussione il nostro valore.

Scrivo di seguito due o tre cosette che ho imparato nel tempo:

  • smettiamo di criticarci ogni volta che le cose non vanno per il verso giusto (noi donne siamo specialiste in questo)
  • abbandoniamo le insicurezze
  • allontaniamo i brutti pensieri, non è il caso di aspettarci sempre delle catastrofi
  • prendiamo nota dei nostri piccoli e grandi successi
  • curiamo, coccoliamo il nostro corpo
  • siamo indulgenti con noi stesse, capita a tutti di sbagliare

e poi non ci sabotiamo! Crediamo fermamente di potercela fare!

L’autostima è pura magia, apre tante porte, ha a che fare con il credere in sé stesse, essere convinte di realizzare obiettivi precisi e più in generale la propria visione. Ha a che fare con il rispetto di sé. 

 

 

 

 

 

Il turismo di prossimità … in poche parole

 

di borgo in borgo
Scorcio di campagna (Filottrano)

Quello che abbiamo vissuto nell’ultimo periodo ci ha costretto a ripensare, rivedere l’idea di vacanza, di spostamento. A dire la verità ci ha costretto a ripensare a un sacco di cose che riguardano la nostra vita…

Per esempio la nostra idea di vacanza.

Si accorciano le distanze, i viaggi lunghi per il momento sono accantonati, la bellezza è di casa in Italia, lo sappiamo bene, siamo super privilegiati. Dunque, approfittiamone!

Il turismo di prossimità,  è tornato di moda.

Alcuni benefici? Meno chilometri, meno inquinamento. E in più diamo una mano all’economia locale.

Ho riflettuto su alcune parole che per me sono legate a questa nuova (vecchia?) idea di vacanza, di gita fuori porta, le scrivo di seguito senza un ordine, così come vengono, in pieno spirito slow.

  • tempo: lento, appunto, il viaggio va gustato, assaporato in tutta la sua bellezza (lentezza), un modo più consapevole di vivere il territorio.
  • paesaggio: inteso come luogo dove spaziare con gli occhi, un paesaggio fatto di profumi, di odori. Il paesaggio che è armonia, un luogo dell’anima dove perdersi e ritrovarsi.
  • arte: in Italia arte e paesaggio vanno a braccetto, riscoprire la chiesetta del borgo che magari nasconde un tesoro nascosto nella cripta, il piccolo museo, l’area archeologica, le rovine di un castello.
  • genuinità, autenticità: delle persone ma anche del cibo.
  • gustare: ristorantino o picnic, cibo d’asporto, l’importante è che stuzzichi il palato, non è mangiare ma gustare appieno.
  • gente del posto: salutare, scambiarci due parole per capire, conoscere, scoprire o solo per sentire come va.
  • mezzi alternativi: la bici, il cavallo, la canoa! O camminare …
  • programmare ma anche no. C’è l’idea di raggiungere un tal posto poi però ci si ferma lungo la strada, c’è quel borgo sulla collina circondato dai vigneti, l’ansa di un fiume dove prendere il fresco… Si può procedere diritti alla meta o raggiungerla zigzagando qua e là. Oppure non raggiungerla proprio perché quello che stavamo cercando l’abbiamo trovato prima.
  • oziare: sonnecchiare con la guancia solleticata da uno stelo d’erba, leggere qualche pagina di un libro sotto un albero, quietare la mente, meditare, fingere di avere tutto il tempo del mondo e crederci. Rigenerarsi dimenticando l’orologio, la fretta e, per un po’, i problemi e gli affanni di tutti i giorni.
  • cellulare: uso limitato, limitatissimo anche se sembra impossibile (i più coraggiosi lo lasciano a casa). Evitare di controllare l’ultimo post su Facebook, o il feed di Instagram, la mail che non abbiamo ancora letto. Tornare padroni dei nostri pollici e della facoltà di tenerli fermi. Per un po’.
  • zero assembramenti: per tutelare la salute, certo, ma anche per riscoprire un’idea di tranquillità.
  • i giochi di una volta …  e l’ultima

Felicità: regalarsi una giornata all’insegna del relax, tornare a casa felici, forse con una nuova idea di libertà.